Si può sostituire un impianto fallito?

Sì, nella maggior parte dei casi un impianto fallito può essere sostituito. Ma non esiste una risposta “uguale per tutti”: prima bisogna capire perché è fallito e quanta stabilità/quantità di osso è rimasta.

L’obiettivo non è “rimettere una vite” il prima possibile: l’obiettivo è ripartire in sicurezza per ottenere un risultato stabile e duraturo.

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Prima domanda: perché è fallito?

La sostituzione funziona bene quando si elimina la causa che ha portato al problema. Le cause più comuni sono:

  • mancata osseointegrazione (fallimento precoce)
  • peri-implantite/infezione con perdita di osso (fallimento tardivo)
  • sovraccarico (contatti troppo forti, bruxismo, protesi non equilibrata)
  • osso insufficiente o qualità ossea sfavorevole
  • fattori del paziente (fumo, parodontite, diabete non controllato, igiene)

Capire la causa cambia completamente il piano: tempi, necessità di rigenerazione e tipo di impianto/protesi.

Che esami servono prima di sostituire un impianto?

Di solito il percorso include:

1) Visita e valutazione clinica

  • controllo gengive e tessuti
  • verifica di dolore, sanguinamento, pus
  • controllo della stabilità e della protesi

2) Radiografie e (spesso) CBCT

La CBCT è utile per valutare:

  • quantità di osso residuo
  • difetti ossei (crateri, deiscenze)
  • eventuali lesioni/infezioni
  • posizione rispetto a seno mascellare e nervo

3) Valutazione dei fattori di rischio

  • fumo
  • parodontite attiva
  • diabete non compensato
  • bruxismo

Dopo la rimozione: quando si può reimpiantare?

Dipende da quanto è “pulito” il sito e da quanta perdita ossea c’è.

Opzione A — Reimpianto immediato (stesso giorno)

È possibile solo in casi selezionati, ad esempio quando:

  • l’infezione è minima o assente
  • c’è osso sufficiente per stabilità primaria
  • la rimozione è stata “atraumatica”

Vantaggio: tempi più rapidi. Limite: non è sempre la scelta più sicura.

Opzione B — Reimpianto precoce (dopo alcune settimane)

Si aspetta una prima guarigione dei tessuti molli e una riduzione dell’infiammazione.

Opzione C — Reimpianto differito (dopo 3–6 mesi o più)

È l’approccio più comune quando:

  • c’è stata infezione importante
  • c’è perdita ossea significativa
  • serve rigenerazione ossea

In questi casi, “aspettare” non significa perdere tempo: significa creare le condizioni per far durare il nuovo impianto.

Serve sempre rigenerazione ossea?

Non sempre, ma è frequente.

Quando può servire

  • difetti ossei attorno all’impianto rimosso
  • osso troppo sottile o basso
  • zone estetiche dove serve volume

Cosa cambia con la rigenerazione

  • aumenta la prevedibilità del reimpianto
  • può allungare i tempi (fase di guarigione)
  • migliora la stabilità a lungo termine

La scelta dipende dal difetto, dalla zona (anteriore/posteriore) e dal tipo di riabilitazione.

Che tipo di impianto si usa dopo un fallimento?

Non esiste “l’impianto migliore in assoluto”. Il clinico può valutare:

  • impianti di diametro/lunghezza diversi
  • impianti con macrogeometria adatta a osso più morbido
  • cambi di posizione (se l’osso migliore è leggermente diverso)

In alcuni casi complessi, possono essere indicate tecniche avanzate (ad esempio impianti zigomatici per specifiche situazioni mascellari), ma solo dopo diagnosi completa.

Alternative alla sostituzione: cosa fare se non si può

Se il reimpianto non è indicato, ci sono alternative valide.

1) Ponte su denti naturali

Opzione possibile se i denti vicini sono sani e adatti a supportare un ponte.

2) Protesi rimovibile

Soluzione più semplice in alcuni casi, soprattutto se si vuole evitare chirurgia.

3) Soluzioni full-arch (All-on-4 / All-on-6)

Se il problema riguarda più impianti o una riabilitazione completa, può essere più razionale riprogettare tutto con una soluzione full-arch, quando indicata.

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FAQ

Un fastidio nei primi giorni può essere normale. Dolore forte, pus, febbre o gonfiore crescente vanno segnalati subito.

Non necessariamente. Se si identifica e si corregge la causa (infezione, carico, igiene, fattori di rischio), il reimpianto può essere molto prevedibile.

Dipende dal caso: presenza di infezione, necessità di rigenerazione, tipo di protesi. Il dentista definisce un piano con tappe e tempi realistici.

Riferimenti scientifici

  • Esposito M, Hirsch JM, Lekholm U, Thomsen P. Biological factors contributing to failures of osseointegrated oral implants. European Journal of Oral Sciences. 1998.
  • Albrektsson T, Donos N. Implant survival and complications: the importance of patient selection and maintenance. Periodontology 2000. 2012.
  • Pjetursson BE, Thoma D, Jung R, et al. A systematic review of the survival and complication rates of implant-supported fixed dental prostheses. Clinical Oral Implants Research. 2012.

 

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